@civati al #ConfrontoPD era emozionato, ma è giusto così: la politica è anche emozionarsi e dare emozioni. #civoti
— Steve Della Mora (@stevedm83) 29 Novembre 2013
Ieri sera, a differenza di ogni venerdì, non mi sono gustato Crozza su La7 e il suo "Paese delle Meraviglie", ma ho seguito il dibattito tra i candidati alla segreteria del PD (qui il video per chi se lo fosse perso e volesse guardarlo).
Va detto che io, in quanto convinto sostenitore di Civati, non l'ho seguito come se da questo confronto potessi capire chi votare il prossimo 8 dicembre, ma avevo voglia di vedere come se la cavava il mio preferito, pur comunque avendo grande interesse per quello che dicevano anche Renzi e Cuperlo. Con queste premesse, finito di cenare, mi sono steso sul divano del mio salotto, mi sono calato nella mia coperta preferita (ho trent'anni, non sessanta, non fate facili ironie...) e ho aspettato che il dibattito iniziasse.
A parte la discutibile scelta dello studio televisivo (come l'anno scorso, le primarie si sono svolte nelle sale di X Factor, dubbio talent-show musicale che sforna cantanti pop fatti con lo stampino) il formato era quello tipico dei dibattiti americani: tempi fissi per brevi interventi a seguito di domande secche e uguali per tutti i partecipanti, con un numero limitato di repliche per ogni candidato agli interventi dei suoi avversari. Inoltre, dietro le quinte dei ricercatori dell'Università di Roma — Tor Vergata valutavano la correttezza dei dati e dei fatti citati da ciascun candidato.
Il formato teoricamente doveva favorire Renzi, che lo ha già provato l'anno scorso e che è da tutti ritenuto un grande comunicatore, ed invece... Per me è andato meglio Civati, e per motivi che vanno dal piano della personalità a quello della proposta politica.
Partiamo dalla persona: pur seguendo Civati dal 2010 e avendo avuto la fortuna di partecipare ad un dibattito con lui alla festa nazionale del PD in Svizzera a Zurigo nel 2011, mi ha colpito la sua incisività, la sua concretezza e soprattutto la possibilità di usare la giusta dose di ironia senza per forza cercare l'applauso a tutti i costi. Civati era senza dubbio il più emozionato, e lo ha anche ammesso nel suo appello finale.
Tuttavia l'emozione non lo ha tradito, ed è riuscito a trasmettere l'entusiasmo, la voglia di impegnarsi per davvero in una causa in cui si crede, e allo stesso tempo tanta competenza, frutto di un'elaborata riflessione politica e di una conoscenza dei problemi del paese e dei sentimenti degli elettori. Allo stesso tempo, però, ho notato un garbo, un'educazione e una disponibilità che non ho visto negli altri due candidati. Indicativa a riguardo la sua reazione quando il moderatore del dibattito gli ha comunicato che i dati da lui citati erano corretti: Civati aveva paura di aver commesso degli errori e ha subito cominciato a chiarire il suo discorso, salvo poi interrompersi quando gli è stato detto che non aveva niente su cui correggersi.
Quanta differenza rispetto a un Renzi talmente sicuro di sé nello snocciolare numeri da giungere ad irritarsi con il moderatore, quando costui gli ha evidenziato che non tutti i dati da lui citati erano corretti, o con un Cuperlo garbato, preparato, ma secondo me incapace di trasmettere delle emozioni, dote indispensabile per un politico che si candida a guidare il partito con il più grande numero di iscritti in Italia, e spesso sofferente nel rispettare i tempi dati.
Sulla proposta politica, invece, i punti di contatto erano molteplici (ma d'altronde, tutti e tre si candidano alla presidenza dello stesso partito), ma i contenuti di Civati erano più chiari e netti anche su temi solo in apparenza scottanti come matrimoni omosessuali e larghe intese. Non era sulla difensiva come Renzi (giunto a dire che con lui segretario il governo diventerà ottimo, stile deus ex machina) o Cuperlo, che coerentemente difendeva il governo Letta dimenticandosi però che purtroppo pochi tra i militanti lo vogliono. Ma anche sull'Europa, sulle privatizzazioni, sulle donne, sulla patrimoniale, e sulla legge elettorale Civati non ha giocato a cercare di accontentare tutti, ma ha coerentemente esposto le sue idee e le sue proposte (qui una sintesi del dibattito).
Insomma, era facile che andasse a finire così per me, ma sono ancora più contento di sostenere Civati, e spero davvero che dal 9 dicembre potremo, assieme a lui, cambiare le cose.
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