mercoledì 20 novembre 2013

Il caso Cancellieri: quando vince lo status quo



La delusione di Civati per la decisione che il PD ha preso sul caso Cancellieri è la stessa che pervade noi che lo sosteniamo qui in Svizzera e, ne siamo convinti, anche buona parte della nostra base, che non capisce perché non si può censurare il comportamento di un ministro della giustizia che promette di intervenire per aiutare i soliti noti (per di più, i Ligresti non sono nuovi a brutte pagine di corruzione e di mala gestione, ma solo in un paese come l'Italia possono fare ancora affari). La nostra impressione, è che "ha vinto la conservazione dello status quo", ma "questa è una vittoria di Pirro":  ancora una volta toccherà a noi militanti dei circoli spiegare la posizione di una dirigenza che secondo noi non capisce l'esigenza di cambiamento che ci viene dai nostri elettori, soprattutto da quelli che non ci voteranno più perché stufi di certi atteggiamenti.
Vogliamo però dire che chi pensasse che Renzi possa essere davvero il cambiamento su questo si sbaglia: come ricostruito nel video qui mostrato, solo una parte dei parlamentari che ora fanno riferimento a lui hanno lottato (pur timidamente) per far passare la linea delle dimissioni all'interno del partito, mentre altri si sono piegati alla logica della stabilità a tutti i costi, sull'altare della quale vanno sacrificati anche la verità e l'uguaglianza di tutti cittadini. In questo modo Civati non aveva neanche i numeri per poter presentare una mozione di sfiducia, che richiede altri 62 parlamentari che la sostengano. Egli però ha seguito la linea del gruppo in rispetto delle regole di democrazia interna che si è dato il PD, diversamente dai 101 che hanno annunciato il voto a Prodi e poi hanno approfittato del segreto dell'urna per dare una pugnalata a tutto il partito, pur rinnovando il suo dissenso con un intervento in aula immediatamente successivo a quello del segretario Epifani.
Civati è l'unico che nella sua mozione parla di conflitto di interessi, affermando chiaramente che non è limitato solo a Berlusconi e che tale male pervade tanta parte della politica attuale, e coerentemente non è restato in silenzio sul caso Cancellieri, che rappresenta anch'esso un esempio di conflitto di interessi. Come definire altrimenti l'eventualità in cui occupa una carica la usa per curare interessi che non sono quelli che ufficialmente dovrebbero essere tutelati? Come può un ministro della Giustizia che fa favoritismi essere ritenuto ancora affidabile?
Una cosa positiva però episodi come quello di oggi ce l'hanno: il cambiamento, tanto sbandierato in questi mesi, non è certamente Cuperlo (e questo lo sapevamo già) ma non è neanche Renzi, che a parole promette una rivoluzione ma poi si fa sostenere da chi non vuole che nulla cambi.

Chi davvero vuole voltare pagina, se lo ricordi il giorno delle Primarie e scelga Civati: solo così potranno davvero cambiare le cose.



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